Per una pedagogia di genere: spunti metodologici

12 05 2009

Per una pedagogia di genere: spunti metodologici

Lavorando sul genere è necessario sforzarsi di prendere in considerazione 4 elementi:

1) Il piano del SAPERE: fornire una preparazione multidisciplinare sul genere;
2) Il piano del SAPERE FARE: sviluppare competenze comunicative e relazionali;
3) Il piano dell’ESSERE: indirizzato ad una maggiore conoscenza del sé, dei propri valori, dei condizionamenti culturali, dei propri vissuti e delle proprie aspettative.
4) L’APPARTENENZA DI GENERE DELL’INSEGNATE: è importante un’analisi dei valori, atteggiamenti, stereotipi rispetto al genere dell’insegnate stesso, che non può venire considerata materia di studio. E’ infatti l’insegnante, con il suo modo di comunicare attraverso lo sguardo, il tono di voce, un silenzio, che ha il potere di trasmette messaggi che vanno al di là delle parole. E’ opportuno che ogni insegnante possa compiere questa rielaborazione personale, rispetto a come affrontare con le ragazze e ragazzi questo tema. (Sicuramente non è un approccio comodo e facile, perché è privo di sicurezze e di modelli preordinati, ma ci sembra uno dei modi possibili per promuovere la crescita delle/gli adolescenti/e).

Occorre dare spazio alle parole, ai desideri, alle storie di vita. Questo è maggiormente favorito passando da un setting rigido ad uno più flessibile.

Qui, trovate alcuni strumenti metodologici utili a ripensare il setting d’aula:

Metodologia_Genere

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Per una pedagogia di genere: appunti teorici

12 05 2009

Prendere in considerazione il GENERE. Perchè?

1) Il genere è prima di tutto una categoria per la comprensione dell’identità umana, ovvero una “categoria dell’esperienza”. L’identità di genere maschile e femminile è infatti trasversale e precede le altre dimensioni storico-sociali dell’esistenza degli individui. Il genere (maschile e femminile) non equivale al sesso (uomo e donna, intesi come biologicamente determinati). Dunque tra corpo e genere c’è una  relazione non necessaria, ma socialmente costruita (un esempio interessante: la riflessione di  V. Woolf sull’androginia dell’artista: per scrivere è necessario fare appello alle facoltà maschili e femminili, indipendentemente dal sesso biologico di chi scrive).

2) Il genere è anche una “categoria di analisi” dei processi storici e culturali. Questo perché l’identità di genere è a sua volta un processo storico.
A) Ogni epoca  definisce una identità di genere appropriata al suo contesto e questa muta nel tempo (per esempio: il genere maschile/femminile in epoca greca si struttura e fa riferimento a valori differenti rispetto a quelli della contemporaneità).
B) All’interno di un determinato contesto culturale l’identità di genere si articola secondo posizioni di potere, rapporti di forza, determinazioni sociali (per esempio: lo studio della figura della donna in epoca romana non può prescindere dalla riflessione sulla suddivisione in classi sociali di questa cultura).

3) L’identità di genere è a sua volta una determinazione spaziale.
A) Prendere in considerazione il genere significa anche rendersi conto di come culture diverse, ma coeve, costruiscano differenti ideali di femminilità e maschilità (per esempio: attraverso lo studio della letteratura, è infatti possibile evincere come le concezioni del genere nell’Inghilterra tardo-Vittoriana e nell’Italia Unita presentino profonde differenze).

4) Come si lavora sull’identità di genere?
A) La De-costruzione
−    Il genere è quindi un elemento normativo sia sul piano universale che individuale e necessita di un processo di de-costruzione. Ad esempio attraverso l’analisi della rappresentazione iconografica/linguistica/letteraria del maschile e femminile al fine di fare emergere luoghi comuni, stereotipi, temi ricorrenti, ma anche scarti, figure eccentriche, ecc.
−    Avviare un processo di de-costruzione significa anche riconoscere quando e dove dietro l’apparente neutralità del sapere si celi invece la volontà di nascondere conoscenze situate tradizionalmente legate alla femminilità. Ad esempio la rimozione e distorsione della riflessione sul corpo nella tradizione filosofica occidentale.
B) La Trasformazione
−    Il genere e i ruoli di genere sono anche trasformabili. Appunto perché i generi sono ereditati dal passato e storicamente e spazialmente determinati, è opportuno che passi l’idea che siano anche trasformabili nel presente per il futuro. L’apprendere la propria appartenenza all’uno o all’altro genere significa anche capire che si può cambiare, che il proprio destino di donna o uomo ha sì radici profonde, riconoscibili in una storia sociale e culturale che nel tempo ha reso i due generi quali sono, ma ruoli, culture e scelte individuali e collettive, questa stessa storia dimostra – soprattutto la più vicina – che mutano e si possono mutare, se ne può essere protagonisti e protagoniste.
−    Il genere non come un destino, ma come un desiderio. Il genere diviene allora la risorsa fondante il progetto di vita: insegna che si è chi si è anche per  la lunga storia di donne e uomini che ci hanno preceduto, ma insegna anche che i destini possono mutare, che si può essere soggetti attivi del proprio progetto, che l’essere donne e uomini non è solo un destino, ma una vocazione e un desiderio, che diviene e sviluppa realtà per tutta la vita.