Per una pedagogia di genere: appunti teorici

12 05 2009

Prendere in considerazione il GENERE. Perchè?

1) Il genere è prima di tutto una categoria per la comprensione dell’identità umana, ovvero una “categoria dell’esperienza”. L’identità di genere maschile e femminile è infatti trasversale e precede le altre dimensioni storico-sociali dell’esistenza degli individui. Il genere (maschile e femminile) non equivale al sesso (uomo e donna, intesi come biologicamente determinati). Dunque tra corpo e genere c’è una  relazione non necessaria, ma socialmente costruita (un esempio interessante: la riflessione di  V. Woolf sull’androginia dell’artista: per scrivere è necessario fare appello alle facoltà maschili e femminili, indipendentemente dal sesso biologico di chi scrive).

2) Il genere è anche una “categoria di analisi” dei processi storici e culturali. Questo perché l’identità di genere è a sua volta un processo storico.
A) Ogni epoca  definisce una identità di genere appropriata al suo contesto e questa muta nel tempo (per esempio: il genere maschile/femminile in epoca greca si struttura e fa riferimento a valori differenti rispetto a quelli della contemporaneità).
B) All’interno di un determinato contesto culturale l’identità di genere si articola secondo posizioni di potere, rapporti di forza, determinazioni sociali (per esempio: lo studio della figura della donna in epoca romana non può prescindere dalla riflessione sulla suddivisione in classi sociali di questa cultura).

3) L’identità di genere è a sua volta una determinazione spaziale.
A) Prendere in considerazione il genere significa anche rendersi conto di come culture diverse, ma coeve, costruiscano differenti ideali di femminilità e maschilità (per esempio: attraverso lo studio della letteratura, è infatti possibile evincere come le concezioni del genere nell’Inghilterra tardo-Vittoriana e nell’Italia Unita presentino profonde differenze).

4) Come si lavora sull’identità di genere?
A) La De-costruzione
−    Il genere è quindi un elemento normativo sia sul piano universale che individuale e necessita di un processo di de-costruzione. Ad esempio attraverso l’analisi della rappresentazione iconografica/linguistica/letteraria del maschile e femminile al fine di fare emergere luoghi comuni, stereotipi, temi ricorrenti, ma anche scarti, figure eccentriche, ecc.
−    Avviare un processo di de-costruzione significa anche riconoscere quando e dove dietro l’apparente neutralità del sapere si celi invece la volontà di nascondere conoscenze situate tradizionalmente legate alla femminilità. Ad esempio la rimozione e distorsione della riflessione sul corpo nella tradizione filosofica occidentale.
B) La Trasformazione
−    Il genere e i ruoli di genere sono anche trasformabili. Appunto perché i generi sono ereditati dal passato e storicamente e spazialmente determinati, è opportuno che passi l’idea che siano anche trasformabili nel presente per il futuro. L’apprendere la propria appartenenza all’uno o all’altro genere significa anche capire che si può cambiare, che il proprio destino di donna o uomo ha sì radici profonde, riconoscibili in una storia sociale e culturale che nel tempo ha reso i due generi quali sono, ma ruoli, culture e scelte individuali e collettive, questa stessa storia dimostra – soprattutto la più vicina – che mutano e si possono mutare, se ne può essere protagonisti e protagoniste.
−    Il genere non come un destino, ma come un desiderio. Il genere diviene allora la risorsa fondante il progetto di vita: insegna che si è chi si è anche per  la lunga storia di donne e uomini che ci hanno preceduto, ma insegna anche che i destini possono mutare, che si può essere soggetti attivi del proprio progetto, che l’essere donne e uomini non è solo un destino, ma una vocazione e un desiderio, che diviene e sviluppa realtà per tutta la vita.

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